Per Paolo e Vittorio Taviani, per i detenuti di Rebibbia che ci hanno liberati dall’incubo dei nostri film che non funzionano mai, per Shakespeare che continua a sorprenderci e a dirci cose di noi, per le storie che non muoiono e che si modellano senza sforzo ai linguaggi che cambiano. Per il cinema italiano che forse facciamo ancora in tempo con l’ossigeno, che ha ricominciato da due ottuagenari a contattare la realtà quella vera e a raccontare sul serio…. Per la giuria di Berlino che si è dimostrata libera da pregiudizi nei nostri confronti… HIP HIP URRA’!!!!!!

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