“Noi stiamo vivendo una rivoluzione culturale che modella la nostra immagine del futuro in un modo che nessuno, per geniale che fosse, poteva prevedere mezzo secolo fa. Si tratta di una rivoluzione le cui forme noi non siamo in grado di percepire, anche se ne avvertiamo fin d’ora la profondità. Corriamo il pericolo di annientarci con armi di inimmaginabile potenza e non riusciamo a sopportarne il pensiero, perché ci sembra non ci sia nulla che possiamo fare per scongiurarlo. Di conseguenza, siamo in preda ad un profondo malessere, un malessere da mancanza di futuro.

       E’ difficile per qualsiasi teoria dello sviluppo umano far presa sull’ “immaginazione culturale” di persone atterrite dall’idea che possa non esserci un futuro: una teoria dello sviluppo è infatti, par excellence, una teoria del futuro. In circostanze del genere, possiamo forse aspettarci che emerga una teoria dello sviluppo abbastanza forte da plasmare una realtà nuova ? Negli anni a venire, avremo delle teorie dalla portata modesta e dagli interessi circoscritti; teorie prive di concezioni ambiziose delle nostre future possibilità.

       Come maturare competenza in un campo specifico, come affrontare un problema o un dilemma: sono queste le teorie dagli orizzonti circoscritti che sono di scena oggi. Il loro pregio è di andare incontro ai bisogni quotidiani delle società tecnologiche, offrendo loro un futuro fatto di routine. Io penso, però, che si tratti di uno stadio di transizione.

       Se e quando supereremo l’occulta disperazione in cui viviamo oggi e ci sentiremo di nuovo capaci di frenare la corsa verso la distruzione, si farà strada, probabilmente, una teoria dello sviluppo di tipo nuovo. A motivarne l’elaborazione sarà il problema di come creare una generazione nuova che sappia impedire al mondo di dissolversi nel caos e nell’autodistruzione. Io credo che l’interesse centrale e specifico a cui risponderà sarà quello di come portare il giovane ad apprezzare il fatto che i mondi possibili sono molti, che significato e realtà sono creati e non scoperti, che la “negoziazione” è l’arte di costruire significati nuovi mediante i quali gli individui possano regolare i loro rapporti reciproci.

       Dello sviluppo umano, io credo, non ci darà un’immagine che collochi tutti i fattori di cambiamento all’interno dell’individuo, del bambino isolatamente considerato. Se qualche cosa l’abbiamo imparata dall’oscuro periodo storico in cui ci muoviamo, è che l’uomo, di certo, non è “un’isola completa in se stessa”, ma un membro della cultura che eredita e che poi ricrea. Il potere di ricreare la realtà, di reinventare la cultura, è – come noi arriveremo a riconoscere –  il punto dal quale una teoria dello sviluppo deve avviare la propria analisi della mente”.

        Sì, è un libro che consiglio…

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