Poco tempo fa un allievo mi aveva dato una suggestione. Visto che durante le lezioni è possibile passare una certa quantità di tecnica e una piccola dose di esperienza, quello che fatalmente manca nei corsi è il tempo creativo, il montare e smontare, rivedere, approfondire e correggere che costituisce poi la dimensione più concreta e più vera della costruzione di una storia.  Vorrei assistere dal di dentro a un percorso creativo condotto con le logiche che ci hai spiegato.

    Rimuginavo sull’impossibilità di soddisfare questa richiesta quando Anusc mi fa una proposta di lavoro molto singolare per me. Scrivere il testo di uno spettacolo per bambini che andrà in scena a Milano fra un anno circa al Piccolo Teatro. Anusc significa Teatro Gioco Vita di Piacenza, il più importante gruppo di teatro d’ombre italiano. Stimolato dal linguaggio che devo imparare e dall’esperienza così diversa, accetto. E la cosa mi fa venire in mente il mio allievo. Voglio tentare di rispondergli almeno in parte, condividendo in diretta in queste settimane il lavoro di costruzione del testo, passo passo.  Niente di tecnico o di difficile,  niente da “aula”. 

    Il testo di partenza è “Atalanta”, nella riscrittura di Gianni Rodari. Comincio semplicemente: dopo averlo letto per intero considero la prima scena, cerco di capire che cosa mi dice. Qui il riassunto essenziale del primo evento della storia, citato dal testo di Rodari.

    “Della madre di Atalanta sappiamo soltanto che era una regina, ma una regina infelice poiché non poteva dare un figlio al re, un erede al trono. A quei tempi, in Grecia, non vi era città grande o piccola che non avesse il suo re (…). Il regno di Jaso non era, in sostanza, molto più largo di un lenzuolo, ma il suo orgoglio di sovrano non aveva confini. Quando la balia gli portò Atalanta, nata da pochi minuti, non volle nemmeno vederla.

-Via, – gridò pestando i piedi per la rabbia. E sputò sul pavimento: – Una femmina…

– Una principessa, – si provò a balbettare la balia.

– Non voglio principesse, io. Voglio un figlio vero, un maschio, un cacciatore, un guerriero. Non permetterò che la Grecia rida di me, che chiami la mia casa una casa di femmine. 

(…) chiamò il più fidato dei suoi servi e gli ordinò:

– Stanotte, quando tutti dormiranno, prenderai quel mostriciattolo, lo metterai in una cesta, lo porterai in cima alla montagna e lo abbandonerai. (…) Il servo obbedì, perché non poteva fare diversamente. (…)

    La mattina dopo un’aquila fu vista volare reggendo tra gli artigli una coperta rossa. La balia riconobbe la coperta. Alla regina fu detto che un’aquila aveva rapito la sua bambina dalla culla. Forse così avevano voluto gli dei. A quei tempi la gente era pronta a dare la colpa agli dei del male che faceva o subiva, ma la regina pianse a lungo, in silenzio. Essa non credeva alla cattiveria degli dei, e conosceva bene suo marito. Di lei la storia e la leggenda non dicono più nulla. E’ possibile che la poveretta sia morta di dolore.”

    Qualche giorno per rimunginare questo primo beat…

 

0 risposte

  1. Ciao zio. Volevo chiederti di chi era l’illustrazione con cui hai aperto questo post, e se aveva un sito con un portfolio. Grazie

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