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Tengo la mano sulla spalla di Francesca mentre usciamo dalla fermata di Bonola. Davanti a noi cemento, alberi e gemme. Oltre i rami il muro rosso, nuovissimo, della Casa Sollievo Bimbi di Vidas. Con il palmo della mano sento la giacca di Francesca, la sbircio mentre camminiamo e le dico che ha la stessa proprietà di sua madre: cambia completamente cambiando vestito. Cambia energia, anima, identità. E’ la proprietà del mutaforme che rende così affascinanti alcune donne. Affascinanti e pericolose, perché hanno molti posti interiori da cui ti parlano e non sai mai da che parte del cuore ti ascoltano, ammesso che lo stiano facendo.

I metri di marciapiede che percorriamo per arrivare all’ingresso sono l’ultimo tratto di un racconto iniziato in casa nostra anni fa. L’idea, il progetto, il senso, gli errori, i malintesi, i successi, le spese… e alla fine il giorno della presentazione. Casa Sollievo Bimbi è un parto a tutti gli effetti. E noi stiamo andando a vedere il bambino.

Entriamo e sbarchiamo al quinto piano, dove è in corso la conferenza di presentazione. L’inevitabile diluvio di dati economici, metri quadrati e tempistiche. Poi comincia il giro guidato da Giada. Che indossa un cappellino rosso per farsi riconoscere dal gruppo. La madre di un mutaforme è mutaforme. Devo andare a lavorare e posso rimanere poco ancora. Non faccio in tempo a vedere tutto. Ma quello che vedo mi basta.

E’ come il varo di una nave. Tutti sorridono, immaginano, in qualche modo anche sognano. Poi bisognerà partire, senza più cocktail e champagne. E per quanto ben equipaggiati, nessun viaggio è sicuro. Tra tutte le cose che i relatori hanno raccontato di questa nuova Casa, nessuno ha detto: siamo capaci di affrontare il dolore di due genitori che perdono un figlio.

E forse proprio questa è la parte della Casa che ho amato di più: quella viva. La consapevolezza che la nostra accoglienza non può superare la lunghezza delle nostre braccia. Che l’unica cosa possibile è metterle per intero a disposizione. Che l’assurdo di un bambino che muore è troppo per tutti.

Assurdo significa: che suona male, detto senza saggezza. Questo è il posto in cui si accoglie la vita quando suona male, quando – come lamenta Erodoto a proposito della guerra – i padri seppelliscono i figli. Cosa c’è di assurdo in questo? Il fuori tempo. Il fatto che riteniamo che la vita dovrebbe costituire per tutti un’esperienza di una certa minima durata. Il fatto che attribuiamo all’infanzia la valenza di un inizio. Alla gioventù la caratteristica dell’energia: di che sollievo deve aver bisogno un giovane?

La malattia terminale non è interessata alle nostre attribuzioni di significati e di tempi e ce ne mostra l’evanescenza. In questo testa coda in cui muore un bambino, questa è Casa. La Casa è un luogo in cui si è accolti ma è anche il luogo da cui si parte per andare nel mondo. Forse la scommessa di questo nome che Vidas ha scelto sta nel tentativo di trasformare una vita che si interrompe senza senso in un percorso che si compie.

Francesca decide di restare in Vidas con la mamma. Torno da solo verso la metropolitana. Non ho più la sua spalla da toccare. Ecco cos’è. La mano che rimane vuota. Il palmo che era il calco della sua spalla. Chi si prende cura del palmo vuoto di un genitore? Tutta la mia vita è stata dedicata a fisicalizzare le emozioni, a cercare di capire che cosa fa il tuo corpo quando senti qualcosa. E non ci avevo mai pensato. Più che mille discorsi è quel vuoto. Siamo il calco l’uno dell’altro,  plasmati dalle reciproche forme. E per quanto mutaforme si possa essere, l’ultima forma che prendiamo è l’assenza.

Mi volto a guardare da fuori. Le luci nel frattempo si sono accese. Il transatlantico sembra pronto a partire. Non riesco a impedirmi di pensare che questa è la strada che faranno molti genitori che avranno lasciato un figlio là dentro. Sento il vento nella mano, piccoli soffi di primavera.

Buon viaggio Casa Sollievo Bimbi. Ci sarà mare.

0 risposte

  1. Bravi bravi bravi. Ieri sera ho visto il servizio al tg3 oggi leggo queste tue bellissime parole e non riesco ad aggiungere altro se non che farvi i miei più sinceri complimenti a tutti voi. Un abbraccio a tutti. Fiorenzo.

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