Ricevo questa mail, e con il consenso di Elia ne pubblico il contenuto e gli sviluppi… 
 
   Gentile prof. Covini,
sono Adami Elia e ho frequentato il primo anno allo I.E.D. (1 Creatico C). Sono il ragazzo che stava scrivendo il film. Ho anche provato a scrivere dei piccoli cortometraggi, anche perché mi sembra piu’ sensato imparare nel piccolo per poi spostarmi nel grande. Sarei felice se riuscisse a dare un’occhiata alla piccola sceneggiatura che le allego.
    Le chiedo di “ucciderla” senza pieta’, perché piu’ si cade in basso, piu’ si desidera la vetta. La sceneggiatura, ovviamente, è scritta in modo
errato. Quello che a me ora interessa è capire se il cortometraggio funziona e se ho capito come si applicano le regole.
    Mi scuso per il disturbo
Cordiali saluti
Elia Adami
 
    N.B. Piccola spiegazione del corto, non perché lei in grado di non capire ma perché io ancora in grado di non spiegare. Premetto che ho scelto la forma Horror, quella a lei meno congeniale, ma a me piu’ semplice per iniziare. Senza svelare tutte le fasi della struttura, che penso si intuiscano, le dico solo che il protagonista è a disagio con se stesso perché si vede brutto dentro e fuori e combatte con il mostro che rappresenta questo malessere interiore. Ho cercato di scrivere il tutto dando un significato ad ogni piccola azione.

 

 

BUNKER

 

    Cielo buio, una lunga strada deserta vista dall’alto.
Cielo buio. La linea centrale gialla divide in due carreggiate l’asfalto bagnato.
Rumore di chiusura di una grande porta. Blocco di terra sottostante la strada.
(Bunker sottostante la terra, luce accesa) John, trentadue anni, capelli medio-lunghi, neri, bell’uomo. Scarpe nere, pantaloni neri, maglione collo alto nero, guanti di lana neri. In piedi, fermo. Alle sue spalle una massiccia porta rossa, subito a destra della porta un interruttore con una scritta posta sopra che dice “attenzione: non riaccendere la luce”.
Il suo profilo occupa lo spazio sulla sinistra, di poco avanzato rispetto alla massiccia porta rossa posta alle sue spalle. Sulla sua sinistra e davanti a lui pareti azzurro acido. Dello stesso colore il soffitto, con una luce a neon accesa.

    Pochi passi davanti a lui e al centro della stanza una sedia e un tavolo marrone chiaro. Sul tavolo un foglio piegato a quadrato, bianco.
John avanza verso il tavolino, afferra con la mano destra la sedia e si siede.
Le due spalle larghe muovono le braccia che afferrano il foglietto posto sul tavolo. Spiegando la prima parte del foglio, la manica del suo maglione si abbassa leggermente cosi’ da intravedere una piccola porzione di braccio. Jhon molla il foglio sul tavolo e in fretta si ricopre la parte del braccio scoperta, tirando su il lembo del maglione e incastrandolo sotto il guanto. Con la mano sinistra ripete l’operazione, ponendo il guanto destro sopra la manica destra del maglione.
Afferra il foglio con entrambe le mani e lo apre totalmente.

    Sul foglio si legge:

“Tu non sai perchè sei qui, nessuno sa perchè sei qui. Se sei qui, tu hai scelto di essere qui. Se pensi che questo sia un sogno, allora questo sara’ un sogno. Se pensi che questo sia un incubo, allora questo sara’ un incubo. Se pensi che questo sia la realta’, allora questa sara’ la realta’. Se tu vuoi restare in questa stanza, tu potrai restare in questa stanza. Se tu vuoi uscire da questa stanza, tu puoi uscire da questa stanza. Questa stanza esiste se tu vuoi che esista. Se tu vivi questa stanza, allora questa stanza esiste. Se tu stai leggendo questo foglio, allora tu stai vivendo questa stanza.”

    Dal profilo sinistro di John si vede la parete a cui egli offre il profilo destro. Accartoccia il foglio e lo getta a parabola alle sue spalle. L’immagine del foglio in volo viene riprodotta dalla parete alla quale porge il suo profilo destro.
L’occhio sinistro di John osserva il guanto della mano sinistra posta sul tavolo. Dalla parete alla sua destra, un lampo di luce con una faccia di mostro di profilo. Jhon, non accortosi di niente, continua a guardare il guanto. Un altro lampo di luce, seguito dal classico rumore di accensione di luci al neon nella parete alla sua destra. Poi buio di nuovo. Jhon accortosi, si alza repentinamente dalla sedia e si pone di schiena alla parete opposta rispetto a quella emettente luce. All’improvviso la luce si apre dall’altra parte della parete e una faccia da mostro rivolta verso Jhon. Jhon inizia un urlo infinito. (La telecamera passa da dietro la schiena, passa sul fianco destro di John, gli passa davanti, passa la parete e va a posizionarsi come soggettiva del mostro).

    Respiro da animale. John dall’altra parte del vetro continua a dimenarsi. Prende la sedia e la lancia. L’avvicinamento della sedia alla parete è accompagnata da una sedia che si avvicina in senso opposto alla parete. Entrambe nello stesso momento da versi opposti vanno ad impattare sul vetro della parete e cadono a terra. Jhon continua ad urlare, strappandosi i capelli.
(Flash: il respiro della bestia diventa umano nel momento in cui il volto di Jhon per un momento è simile alla bestia. Poi subito torna la “normalita’: respiro di bestia e Jhon umano).
Jhon si avvicina, indietreggiando, all’interrutttore posto alla sua destra. La visuale passa dalla parte di John ( compiendo un andamento rotatorio). Appena passata dalla parte di Jhon, la luce si spegne in entrambe le stanze. Piccolo momento di silenzio.
Risate di benessere di John.

    Un lampo di luce dall’altra parte del vetro. Un momento di luce piu’ lungo. Il sospiro affannoso di Jhon in aumento accompagna la stabilita’ della luce dall’altra parte del vetro e la faccia del mostro che lo osserva. Con fiato affannoso Jhon si muove nel buio e i suoi movimenti sono seguiti dal mostro. Si sposta verso destra.
La luce viene riaccesa dalla mano destra di Jhon.
Subito dalle grate disposte in basso in tutta la stanza inizia ad uscire un gas di colore blu. Jhon le osserva. Inizia a tossire. Un’occhiata al mostro. Jhon osserva la sequenza di grate e tossendo inizia a togliersi gli indumenti e con essi va a coprire le grate. L’ultima che chiude è la grata subito sotto la parete con il vetro. Il gas smette di uscire.

    Il mostro è li’, davanti a lui. La sua mano destra va ad appoggiarsi allo specchio e nello stesso momento la mano speculare del mostro fa’ altrettanto. Ma il mostro subito si accartoccia su se stesso, intossicato. La luce dalla parte del mostro si chiude e Jhon si trova cosi’ davanti al vetro con la mano ancora appoggiata sopra al vetro stesso. E’ nudo. Con le lacrime agli occhi si osserva. Un accenno di sorriso. Jhon è totalmente nudo davanti allo specchio.
Blocco di terra sottostante la strada.
La linea centrale gialla divide in due carreggiate l’asfalto illuminato dal sole e colmo di gente.
Cielo sereno, una lunga strada affollata vista dall’alto.

 

Questo il testo di Elia. Lascio qualche giorno le sue parole risuonare liberamente dentro ognuno di noi, prima di condividere l’analisi che ne è seguita. 

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