“(…) Ma ecco le mura della città di Eneo, ecco la porta vigilata dalle sentinelle, e di là dalla porta un tumulto di voci, un abbaiar di cani (…). Atalanta si accostò alla porta con una timidezza che non aveva mai provata.

 – Chi sei?

Vengo per la caccia.

    Le sentinelle scoppiarono a ridere. (…) – Ma sei un ragazzo o una ragazza ?

Ho il mio arco e le mie frecce, – rispose Atalanta, – mi pare che basti. 

– Sicuro. E la bambola l’hai portata? Sai quante zampe ha un cinghiale?

Figliola, – disse il capo delle sentinelle, scrollando la testa, – qua vengono per la caccia i più valorosi principi di Grecia. (…) – Il mio nome è Atalanta. Scrivitelo, se sai scrivere, perché sarò io a uccidere il cinghiale. 

Bum! – gridarono in coro i soldati.

Che c’è? Che succede? – domandò una voce squillante. – Largo, largo, – si udì  bisbigliare, – ecco il principe Meleagro in persona.

    Atalanta in quel momento (…) non aveva l’aspetto di una dolce principessa. Ma Meleagro colse nei suoi occhi qualcosa che gli altri non avevano visto. Il cuore gli batté più forte.  Come spinto da una forza ignota tese una mano e disse semplicemente: – Vieni. Atalanta lo seguì, senza prendere la sua mano, senza voltarsi indietro, mentre la folla dei soldati si apriva per farla passare. – Ti porterò da mia madre, – disse Meleagro. – Devi essere stanca (…).

Sono qui per la caccia (…) Se la tua intenzione è di portarmi tra le donne , non farò un passo di più. (…)

Tu parteciperai alla caccia, (…) Ho capito chi sei dal primo momento in cui ti ho veduta. 

Quand’è così, andiamo pure da tua madre.

(…) Ma la regina guardò appena Atalanta. I suoi occhi scuri e acuti si fissarono invece a lungo su Meleagro. La regina Altea non aveva mai visto sul volto di suo figlio quell’espressione tenera e felice. Un’improvvisa gelosia le morse il cuore”.

 

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