Un amico mi ha chiesto che cosa intendessi qualche tempo fa, quando asserivo di aver trovato finalmente, con l’aiuto prezioso di Sabrina Gioda, la curvatura del terzo atto del mio film. Provo con altre parole, spero più chiare.

 

    Intendo per curvatura di un atto la relazione esistente tra la quantità degli eventi contenuti in quell’atto, e il tempo narrativo (non diegetico) che si impiega a dipanarli. Questa curvatura, all’interno di un film drammatico, ad esempio, o comunque realistico, credo debba sempre conservare una proporzione aurea.  Se la durata dell’atto è eccessivamente ridotta gli eventi pesano troppo e la struttura collassa. Se la durata dell’atto è eccessiva, invece, gli eventi si sganciano gli uni dagli altri e la struttura crolla per mancanza di argini.

Sì, credo di aver raggiunto il nobile scopo di essermi spiegato ancora peggio ! 

 

0 risposte

  1. fino a questo momento ho scoperto che la vita reale può essere interpretata se illuminata da tre fari: matematica, filosofia e neuroscienze. Domani scoprirò qualche altra chiave.
    La sezione aurea serve anche per giocare a stecca..per esempio! A/b

  2. Oddio è vero che anche le sinfonie hanno una loro struttura, e a volte molto rigida..ma giò..sei proprio sicuro che serva tutto sto casino…per fare un film??

  3. Ciao Giovanni, ti scrivo dalla casa di Adriana dopo l’ultimo pane e pancetta prima di andare a dormire.
    Ho sempre pensato che la struttura aurea riguardasse i SANTI. Bene, ho imparato una cosa nuova!!!
    Notte

    la Ripa

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