Mi hanno detto che il libro è arrivato in libreria. Grazie a Dino Audino e a tutti quelli che a diversi titoli hanno permesso e aiutato questo piccolo lavoro.

Solitamente curiamo le ferite con i cerotti, in automatico e con certezza. Mi piace pensare che il personaggio – quando svolta dentro di sé – in luogo dei cerotti usi delle domande. La domanda implica ascolto e credo che l’eroe diventi forte davvero quando ha il coraggio di ascoltare il proprio dolore anziché la fretta di tamponarlo. Penso che queste pagine traccino più o meno questo percorso.

Ma tengo a dire che non mi fido delle cose come mi sembrano oggi. Le parole scritte sono fatte per essere superate dalla vita e da nuove parole.

Nelle righe finali del testo ho sentito il bisogno di ribadire questa posizione, e sono quelle che scelgo per presentarlo:

“Alla fine di questo libro restano due pagine bianche dentro di me. La prima è per tutti i punti di vista che spero la vita vorrà farmi incontrare da questo momento in avanti. Mi auguro che nuovi sguardi possano anche modificare le cose scritte fin qui, approfondirle e farle crescere dentro di me. La seconda pagina bianca è per i punti di vista che non vedrò mai. Perché nessun percorso esaurisce la strada e trovo molto sano percorrerlo sapendo che lo dovremo abbandonare prima della sua fine”.

Un abbraccio a tutti.

 

0 risposte

  1. Grazie Giovanni! Questo libro è per me una regalo prezioso, ti chiederò l’autografo e ti darò il mio commento.
    Però prima lo devo avere tra le mani: tira le orecchie all’editore o al distributore, l’ho ordinato in internet 10 giorni fa e ancora non si vede, manco abitassi a Timbuctù!
    A presto, Paola

  2. Caro Giovanni, le poche righe che citi in fondo sono molto più che abbastanza per correre a leggerti. Con il rammarico e le mie scuse per non aver trovato il tempo, quando mi hai mandato il manoscritto a maggio dell’anno scorso.
    Ciao
    raff

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