BELFAST, di Kenneth Branagh – Recensione di Giovanni Covini.

La vita è fatta di scelte.

Belfast di Kenneth Branagh è un film sulla difficoltà di prendere una decisione.
Racconta la storia di una famiglia che dai bambini ai nonni comprende tutte le età della vita, con le relative differenze di prospettiva che queste comportano. I tumulti tra Cattolici e Protestanti arrivano all’improvviso in fondo alla via di casa, in uno spin around – un vertiginoso movimento di macchina da presa – che divide la vita in prima e dopo per sempre.

L’infanzia di Buddy finisce di colpo, l’equilibrio del mondo si rovescia al punto che rimanere a vivere a Belfast significa rischiare di morire. La domanda, per una famiglia così, si impone di forza: partire o non partire? Abbandonare la propria radice per sopravvivere o rimanere e lottare? La famiglia del piccolo Buddy è la perfetta metafora di una sola identità, costituita di voci diverse e di esigenze che a volte non collimano.

Branagh ci fa sentire il punto di vista di tutti: bambini, genitori e nonni. E come in questa casa, così anche dentro noi stessi vivono istanze e desideri in contrasto che rimangono in equilibrio magari per anni senza entrare in conflitto. Ma se la pressione aumenta, se la situazione si fa critica, annosi equilibri possono cambiare in un lampo e arrivare a una dolorosa rottura.

Il coraggio di prendere una decisione.

A fronte di questa pluralità di voci, prendere decisioni è difficile. Perché se da un lato – rispetto ai nonni che rimarrebbero a Belfast – decidere di partire sarebbe pensare solo a se stessi, dall’altro – rispetto ai bambini – sarebbe creare il futuro per le loro vite, liberandoli da una guerra che non sentono e che ancora non li riguarda. Insomma, ai due genitori partire o restare richiede una notevole capacità di giudizio.

Le decisioni difficili di un percorso non sono solo una questione di logica. In Belfast per esempio il nemico è il dirimpettaio, può farci del male quando vuole perché sa chi e dove siamo. Quando quello che amiamo è così tanto in pericolo, il cuore batte forte e di notte non si dorme, si ha paura del mattino che verrà. In Belfast i tumulti sociali sono specchio di quelli personali, che spesso ci troviamo ad attraversare. E che ci costringono a domandarci – come i due genitori, anche se non esiste alcuna battuta esplicita al riguardo – se, come e quanto siamo capaci di amare.

Wislawa Szymborska scrive:

Conosciamo noi stessi solo fin dove
siamo stati messi alla prova.
Ve lo dico
dal mio cuore sconosciuto

Come si ama?

Con un mazzolino di fiori. Dato suonando alla porta della bambina di cui siamo innamorati. Il padre accompagna in questa impresa il piccolo Buddy e così facendo gli traccia una strada nel cuore. La vita è fatta di scelte, è vero, ma le scelte non siamo altro che noi di fronte a diversi possibili. Di questi possibili spesso non possiamo decidere. Ma del nostro cuore sì e ci sono tanti modi di fare una cosa che siamo costretti a fare. Tanti modi di ringraziare, di chiedere scusa, di andare via per sempre.

Così, proprio sul modo di fare le cose e sul modo di amare, il discorso finale del padre a Buddy sa un po’ di morale, di messaggio, di chiosa poetica posticcia. Ma nella sostanza è organico, riesce a funzionare. Perché alla fine sono due esseri umani che devono capire come cambiare vita a 15 anni e come cambiarla a 40. Devo confessare che qui ho pensato a quanto il Covid si sia abbattuto in modo del tutto diverso anche a seconda delle età su ognuno di noi. È una banalità e non c’entra con il film ma la scena risuona anche dei dolori contemporanei.

Come per Buddy, anche per noi creare il futuro passa dal capire come dimenticare qualcosa, qualcuno, un’amicizia o un amore. Saper lasciare andare, salutare, accettare la fine delle cose come il loro compimento. Accettare la guerra dentro e intorno a noi come dolorosa ma inevitabile condizione. C’è tutto questo, secondo me, e molto altro nel film di Branagh.

Che – tuttavia – mi è piaciuto solo in parte. Ma del tema del linguaggio parleremo nel video dedicato.

Era: BELFAST, di Kenneth Branagh – Il coraggio di prendere una decisione. Di Giovanni Covini

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