Come prepararsi per un provino – di Giovanni Covini

Come prepararsi per una scena

Come prepararsi per un provino? Non ci sono strade sicure e non ci sono vie universali. Affrontare una sfida è sempre una cosa che riguarda noi come persone, con le nostre specificità e le nostre differenze. Ma alcune cose di fondo si possono sistemare per tutti. Perché tutti preferiamo lavorare a cuor leggero che con un dubbio o con un’ansia nel cuore.

La domanda quindi è: è possibile rendere il provino un momento bellissimo? È possibile affrontare una prova con il massimo dell’entusiasmo?

La paura del giudizio

Il punto è che il provino sembra essere essenzialmente un momento di giudizio. Scardinare questa percezione è estremamente difficile. Di fatto bisogna fare meglio degli altri, piacere di più, essere più performanti. Perché alla fine è per questo che siamo lì davanti a quella commissione: per essere scelti. In qualche modo ci allestiamo alla battaglia per riuscire a fare la differenza.

Da questa posizione mentale derivano una serie di inevitabili disastri. Quando lavoriamo pensando agli altri e al confronto, abbiamo la mente congestionata da attività negative: confrontiamo, controlliamo, rimuginiamo, ricostruiamo. Tutte energie – anche emotive – che si sottraggono all’attività che sarebbe necessaria: recitare in modo efficace.

Cinema e Filosofia

È anche un fatto di filosofia, il cinema. E soprattutto il ruolo dell’attore. Si tratta di agire in modo autentico in una realtà finta, come diceva Meisner. Questo secondo me è proprio il senso, costituisce la filosofia centrale del raccontare storie, del recitare. Re-citare significa citare ancora, cioè agire nuovamente azioni già compiute da altri in altro luogo e in altro tempo. C’è del finto, quindi, e c’è del vero. Ma non c’è mai del falso.

Il falso arriva quando lavoriamo per soddisfare un giudizio nostro o degli altri. Non siamo autenticamente noi, ma siamo noi che tentiamo di comportarci in modo soddisfacente secondo il parametro di riferimento del caso. Quando siamo autentici non ci preoccupiamo del giudizio, siamo dediti solo a sentire la vita che scorre fluente dentro di noi: sappiamo che gli altri possono sempre giudicarci, ma il peso del loro giudizio non ferma la bellezza della vita che sentiamo.

Recitare dovrebbe essere il picco di questa esperienza, perché dovrebbe indurre, irradiare questo tipo di sensazione anche in chi guarda. Cioè quella di essere realmente testimone di un momento di vita vera.

Cinema e Psicologia

Dopo aver chiarito che l’attore è esattamente colui che trasforma la cosiddetta realtà oggettiva in un extra-mondo di volta in volta diverso, occorre aiutare l’attore a posizionarsi in modo organico rispetto all’evento del provino.

La mia esperienza personale è che non serve a niente sminuire la paura, lenire la tensione o distrarsi. Non ho mai visto accadere molto di buono dal contenimento delle pressioni interne. Trovo molto più funzionale lavorare con l’attore sulla felicità. Si tratta di spostare dentro di lui l’asse dell’attenzione. L’evento non è l’incontro con quei signori che decideranno chi prendere. L’evento è ogni volta in cui puoi fare da taxi a un personaggio. Farlo vivere per qualche minuto, accompagnarti a lui e vedere il mondo con i suoi occhi per un po’.

Più l’attore va a fondo a questo assetto psicologico, più la questione del giudizio perde importanza, perché la vita è molto più viva del giudizio. E se l’attore vibra con il personaggio, lascia indietro la paura con una scelta spontanea.

Cinema e Giovani

È soprattutto con i giovani attori che questo discorso è importante. Siamo abituati a crescere e a formare contenendo i problemi caratteriali o umorali o psicologici di un allievo per aiutarlo a crescere. Siamo in buona fede ma – secondo me – siamo fuori strada. Non si abbattono le paure con uno sforzo: si sbiadiscono con la scoperta della bellezza.

Se in un attore c’è talento – ma in tutti ce n’è uno quindi questo discorso non vale solo per la recitazione – vale la pena di coltivare quello. Perché da solo dissolverà gli impedimenti di diverso tipo che ostruiscono al momento la strada. Trovo molto sbagliato e poco produttivo per esperienza portare la concentrazione sugli errori da correggere. Gli errori vanno visti, analizzati e messi via. Si torna al lavoro sulla felicità. Perché nella felicità che possiamo esprimere il meglio di noi e quindi ciò che autenticamente siamo. E come ripeto spesso agli attori, c’è un sacco di gente più brava di te, là fuori. Ma nessuno è bravo come te a essere te.

Era: Prepararsi per un provino – Capovolgere la situazione. Di Giovanni Covini

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