Mi trascino il bagaglio su rotelle, destinazione Stazione Centrale. Prendo la gialla a Missori. Con la destra stringo la valigia scorrevole, con la sinistra timbro. Sarà l’ora del mattino, ma sbaglio porta. Si apre quella di fianco. Torno indietro e passo.
Non penso alla questione e salgo sul treno.

    Cinque ore dopo sono nella metropolitana di Roma, linea b destinazione Piramide. Compro un biglietto, mi avvicino ai cancelletti e timbro. E si riapre la porta accanto. A quel punto i pochi neuroni cominciano a lavorare faticosamente, e arrivano all’ovvia conclusione che il mondo è fatto per i destri. Costretto a timbrare con la sinistra ho scoperto che i mancini devono timbrare con la mano scomoda, a meno che non sviluppino una raffinatissima tecnica nel girarsi di spalle.

    Questo tipo di beat, di piccolo episodio, è scrittura allo stato puro. Neutro, efficace, oggettivo. La discriminazione non è sempre un fatto drammatico o melodrammatico. E’ quotidiana, normale. Scene così non sono contenute nel progetto strutturale. Le trovi se guardi da dentro, con la pancia, la fatica e il respiro. Con il tempo d’attesa che si prende mentre si scrive, per capire.
Più invecchio – quindi sono già a buon punto – più mi rendo conto che senza conoscere non si può scrivere, e che scrivere è un modo straordinario per conoscere.

    Ecco perché sono a disagio quando sento chiedere agli autori cosa volessero comunicare. Preferirei sentir chiedere agli autori che cos’hanno capito – se lo hanno capito – attraverso il loro percorso.

0 risposte

  1. E vada per i destri, i mancini e gli ambidestri. Vada per i tornelli della metropolitana e per il viaggio verso le stazioni, vada per Milano, Roma e qualunque altra citta’. Vada per tutto.
    Questo beat, pero’, sta dentro un movimento piu’ grande… E questa storia che colpo di scena ci racconta? E come si avvia al finale il terzo atto? Non essere avaro di racconti, Covini, non essere avaroooo!
    Grazie per il file, me lo stampo e lo leggo. Non saro’ certo io a dare commenti tecnici o di merito, ma saro’ contenta di leggerlo.
    E tanto basta.
    In bocca al lupetto!
    Anna
    PS Lo senti il tifo o no? Mi sembra di essere tornata allo Stadio… 😀

  2. Scrivere è un modo straordinario per conoscere, è vero, e anche per comunicare conoscenza. Non per comunicare nozioni, per quello ci sono le enciclopedie e i vocabolari, ma per trasmettere il nostro particolare modo di sentire e farne partecipi gli altri. A volte scrivere rivela che abbiamo colto il disagio di qualcuno. Questo basta a far si che, nella sua diversità, si senta meno solo.

  3. e non cercare di uscire di corsa dai passaggi che scattano quando sentono il peso, quel piccolo ritardo, prima che la serratura liberi la porticina, può portare danni irreparabili, soprattutto agli uomini….. at sault mauro

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